
E’ stato presentato ieri pomeriggio alla Libreria Feltrinelli di Udine il libro del noto giornalista sportivo Italo Cucci, scritto a quattro mani insieme al figlio Ignazio.
È la storia tribolata di un ragazzo – poi un adulto – perseguitato da un male che ha un nome e mille diverse realtà: la depressione.
Dai primi “sintomi” agli svariati incontri con psichiatri e psicologi, dalle tante voci (Frank Sinatra tra tutte) ai fenomeni medianici, fino all’estremo elettroshock, Ignazio Cucci ripercorre la sua drammatica esperienza, con il contributo prezioso del padre Italo, per dimostrare forse non la guarigione, ma la possibilità di una vita serena attraverso la consapevolezza.
All’incontro presentato dal giornalista Daniele Damele ed organizzato da un pool di associazioni fra le quali Friul Tomorrow 2018, Aido, Euretica, Club Unesco Udine e Aspic, hanno partecipato anche l’ editore della Minerva, Roberto Mugavero, l’architetto Piero Mauro Zanin e la psicologa e collaboratrice Aspic, Giuseppina Guarino.
Una drammatica storia familiare ripercorsa senza la paura di violentarla mettendola in piazza, una testimonianza voluta per dimostrare le difficoltà di gestire una malattia perversa che lambisce ognuno di noi con intensità diverse, a partire da un semplice sconforto, una delusione fino al bisogno di curarsi con farmaci a volte invasivi.
Un mostro che continua a rappresentare la malattia del secolo, la nuova peste che spesso trova le sue origini in modelli socioculturali basati sull’avere e non sull’essere, come ha spiegato la dottoressa Guarino:
“E’ il bambino che pensa di essere più forte in base a ciò che possiede, che si considera infallibile. La società attuale offre all’adulto il miraggio del poter restare bambino. Come se una tecnologia infallibile ed onnipresente fosse garanzia di perfezione. Una società di uomini sempre più soli ed incapaci di ammettere i propri limiti nella relazione con gli altri. Deliri di onnipotenza che spesso degenerano in cocenti delusioni e scarsa autostima. Perciò è necessario agire prevenendo, insegnando ai bambini e agli adolescenti ad affrontare la vita con consapevolezza di sé e dei propri limiti. Se chiedo aiuto non sono un fallito, questo deve passare, non il contrario”
E l’opera di prevenzione che anche l’Aspic svolge sul territorio, continua poi a livello degli adulti con gruppi di mutuo soccorso.
Originario del Montefeltro, Italo Cucci è cresciuto a Rimini, dove ha iniziato la sua avventura giornalistica nel 1958 con il settimanale La Provincia. Successivamente ha collaborato ad alcuni settimanali della capitale (Lo Specchio, Il Meridiano, Qui Italia, la Folla, Reporter) diventando infine giornalista professionista nel 1963 al Resto del Carlino. Oggi vive a Pantelleria ed è libero professionista.
Allievo di Gianni Brera, Severo Boschi, Aldo Bardelli ed Enzo Biagi, ha diretto i giornali in cui è stato redattore. Prima il Guerin Sportivo (tre volte, rinnovandolo totalmente dal 1975 e portandolo ai massimi storici della diffusione), poi lo Stadio (condirettore), il Corriere dello Sport-Stadio (due volte), e il Quotidiano Nazionale (che raccoglie le testate La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, il quotidiano in cui ha mosso i primi passi). Ha diretto anche il mensile Master e il settimanale Autosprint. Attualmente è direttore editoriale dell’Agenzia di Stampa Italpress, attraverso la quale collabora come editorialista per numerosi quotidiani nazionali e locali. È anche editorialista del quotidiano Il Roma di Napoli e della Gazzetta di Parma, di Avvenire e del settimanale Napolissimo. Scrive per il Corriere della Sera edizione di Bologna.
Ha tenuto a battesimo decine di giornalisti, molti dei quali diventati direttori e grandi firme. Da Germania ’74 a Sudafrica 2010 ha seguito da inviato dieci Mondiali di calcio e sei Olimpiadi. Collabora con la RAI come opinionista/editorialista sportivo.
Racconta così la genesi del libro scritto con suo figlio: “La depressione agisce subdolamente e non si vede dall’esterno, rimane chiusa in casa. Io ed Ignazio abbiamo voluto scriverlo per tirarci via di dosso gli aspetti deteriori del nostro tempo, soprattutto l’arido egoismo. Ci sono persone che vivono incubi e tormenti che li portano all’esaurimento nervoso. Vengo dalla Romagna, una terra in cui il “matto” del paese rappresenta un’entità superiore, ma questo è un aspetto di folklore. Poi ci sono le sofferenze personali. Con la mia famiglia le abbiamo provate tutte. Poi, improvvisamente, abbiamo sentito che la strada che stavamo seguendo era quella giusta. E’ drammatico perché queste persone mantengono una totale intelligenza ed anzi, è proprio perché sono animate da una particolare sensibilità che soffrono più degli altri. C’è un pregiudizio legato all’elettroshock, un antico sistema che a molti fa pensare a Frankenstein. In realtà il trattamento elettro-convulsivo è una metodologia completamente nuova oggi. Una sorta di pulizia del cervello. La sofferenza di mio figlio ha creato molti altri problemi familiari. Abbiamo lasciato Roma e siamo andati a vivere a Pantelleria. La famiglia è sempre responsabile. O è vincente con il suo supporto o è perdente perché è l’origine del fattore depressivo. E’ importante dimostrare la solidarietà ma mai la compassione e se possibile ironizzare per sdrammatizzare le punte più crude. Mia figlia più grande non avrebbe voluto che lo pubblicassimo. In realtà sono giunto alla conclusione che il non parlarne è già una resa”.
L’incontro ha regalato agli ascoltatori momenti molto intensi. L’ennesimo temporale, che aveva fatto ripiombare la città di Udine in un clima quasi autunnale, si è risolto in poche decine di minuti, lasciando spazio ad un cielo ripulito e ad un’atmosfera fresca . E agli ultimi raggi di sole prima del tramonto.