
Eccomi in fila al festivale di Majano 2013 per assistere al tanto atteso concerto di tali Ian Gillan, Ian Paice, Don Airey, Steve Morse e Roger Glover …in arte DEEP PURPLE. Mi muovo assieme a gente che va dai quattordici ai cinquantacinque/sessanta anni. Siamo tutti qui per rivivere le emozioni di uno dei gruppi hard rock inglesi, nati nel 1967, più famosi al mondo. Prima di venire qui ho ripreso in mano alcuni dei loro dischi in vinile e mi sono ritrovato ragazzo che canta cercando di arrivare alle impossibili tonalità di Ian Gillan. Sorpresa, alle 20.30 salgono sul palco 3 ragazzi che si fanno chiamare The Panicles …e allora ascoltiamo questo “gruppo spalla” che si è meritato il palco dopo una selezione vinta a Milano promossa da Virgin Radio. Da subito si capisce che batteria, basso e chitarra voce hanno un gran carattere; un sound graffiante e potente che accarezza dapprima testi in inglese e poi in italiano, ritmica convincente e melodie azzeccate…rock & roll …e assieme al pubblico ce li godiamo plaudenti dopo ogni brano. Quando The Panicles concludono, una giusta ovazione li saluta nell’attesa dei Monsters of Rock. Con una mezzora di ritardo ecco pronto il palco dopo un rapido “check sound”, volumi di batteria, chitarra e tastiere vengono testati con perizia dai tecnici che lasciano gli strumenti in mano alle sapienti mani dei loro rispettivi proprietari. Ovazione…inizia lo Show, con INTO THE FIRE letteralmente ci dicono:”accendi la magia che ti è stata data, vedi se puoi fare come fanno gli altri, senti il sangue pulsare quando schiocchi le tue dita, sarà dura per te, finira tra le fiamme. Quasi un esorcismo per rompere il ghiaccio che funziona alla grande. Pubblico che applaude e urla. Non è Woodstock ma l’atmosfera non è per niente male, non si sente odore di fumo … i tempi sono cambiati, ora la musica si apprezza in piena consapevolezza. Brano dopo brano, uno di seguito all’altro, senza stacchi, se non quelli per la chiusura del pezzo, Questi signori fanno dimenticare l’età scritta sui documenti di identità e continuano a dimostrare che con gli anni si diventa sempre più bravi. Certo per la voce di Ian gillan è un po’ diverso, ha dato l’impossibile in tutti questi anni e ora non si cimenta più con brani del calibro di Higway Star, ma da Smoke on the water a Strange kind of woman, Perfect stranger e Hush davvero vorrei io stesso avere una voce così potente e controllata. Si susseguono tutti i brani fra inizio di assoli di chitarra di Steve Morse alternati a quelli di Don Airey(hemmond e tastiere) , passando per un introduzione/assolo di Ian Page alla batteria con bacchette luminose che piroettano al buio che danno l’idea di migliaia di stelle che rimbalzano sulle pelli dei suoi tamburi come in una notte di San Lorenzo. Roger Glover al basso Fender quattro corde che non cambia per tutta la durata del concerto fa capire molto bene cosa sia la ritmica, e aspetta fino alla fine per fare un assolo che viene rinforzato dal rientro di tutti gli strumenti della band. Tutto sembra finire troppo presto, anche se i “DEEP” sono generosi anche per i bis e poi dopo il lancio di plettri e bacchette alla folla si congedano ringraziando tutti con l’umiltà di chi sa che il pubblico è l’unico vero giudice della sua vita artistica e nel caso dei nostri eroi credo che questa continuerà ancora per un bel po’ vista la grinta, la precisione la gioia di suonare che ancora si sente viva dopo diciannove albun alle spalle. Che altro dire se non grazie alla musica che fa muovere migliaia di persone per stare insieme e godere delle vibrazioni che ci fanno dimenticare momentaneamente i problemi quotidiani. Grazie Deep Purple, che gli Dei del pentagramma Vi donino lunga vita e gioia in quello che fate.
Loris Giobbi