“Chiari motivi di sicurezza della donna e del
nascituro”. Così viene spiegata la scelta di “sospensione
immediata” del punto nascita dell’ospedale di Gorizia, nella
delibera con la quale la Giunta regionale, su proposta
dell’assessore alla Salute Maria Sandra Telesca, ha oggi
formalizzato l’intervento cautelare.
Con la stessa delibera, la Giunta ha disposto l’unificazione
delle équipe di Ostetricia e di Pediatria dell’Azienda per i
servizi sanitari (ASS) n. 2 “Isontina”, in modo da assicurare il
percorso nascita completo nell’altro ospedale dell’ASS, quello di
Monfalcone, dove sarà garantita la guardia attiva 24 ore su 24.
Monfalcone dispone infatti, si precisa nella delibera, di un
punto nascita “con sicure potenzialità di assorbimento immediato
dell’attività che non potrà più essere espletata a Gorizia”.
A Gorizia sarà d’altra parte garantito un “percorso nascita” in
particolare per quanto riguarda l’attività ambulatoriale pre e
post parto, lo sviluppo dell’assistenza territoriale e forme di
collaborazione transfrontaliera.
Il riferimento che sta alla base della decisione di chiudere il
punto nascita di Gorizia sono le “Linee di indirizzo per la
promozione ed il miglioramento della qualità, della sicurezza e
dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso
nascita”, un accordo sottoscritto nel dicembre del 2010 dal
Governo con le Regioni e gli Enti locali.
In quel documento si stabilisce che, per ragioni di qualità e di
sicurezza, i punti nascita possano essere mantenuti solo se
presentano almeno 500 parti all’anno, raccomandando comunque di
tendere verso un parametro standard di almeno mille parti
all’anno. Qualità e sicurezza possono essere infatti garantiti
solo se un reparto dispone di una sufficiente casistica.
Ebbene a Gorizia, negli ultimi sette anni, ci sono stati sempre
meno di 400 parti all’anno con un continuo calo arrivando a
chiudere nel 2013 con 276 parti, una tendenza alla diminuzione
confermata anche nei primi mesi del 2014 con una proiezione di
soli 240 parti a fine anno.
“Il mantenimento dell’attività presso il punto nascita del
presidio ospedaliero di Gorizia – si legge nella delibera – sta
esponendo la popolazione delle donne e dei nascituri che vi
accedono a rischi elevati di complicanze anche molto gravi, se
non fatali”.
In casi come questi sarebbe dunque la Regione “ad assumersi il
carico di ingenti oneri derivanti dalle possibili richieste di
risarcimento da parte dei soggetti coinvolti da un evento avverso
o dei loro familiari, per le quali risulterebbe inficiata ogni
strategia difensiva”.