
UDINE, ITALY - JULY 05: Andrea Pinamonti of Genoa CFC celebrates after scoring his team second goal the Serie A match between Udinese Calcio and Genoa CFC at Stadio Friuli on July 05, 2020 in Udine, Italy. (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

Non ci sono parole più educate ed eleganti di quelle pronunciate dal mister Luca Gotti, che attraverso le sue parole ci offre con estrema onestà intellettuale un’analisi perfettamente calzante del match, nonostante l’amarezza per il pareggio subito su rigore allo scadere. Il copione è oramai quello già noto: l’Udinese fa la partita con grande intraprendenza e attitudine offensiva, il Genoa si chiude in trincea, proponendoci in chiave moderna una testimonianza vivente di come si comportavano i soldati al fronte ai tempi della Grande Guerra. I bianconeri passano meritatamente in vantaggio al minuto 44, pennellata da artista di De Paul a centro area, Fofana anticipa tutti ed insacca, confermandosi in grande spolvero. Nella ripresa il copione non cambia, le zebrette hanno il pallino del gioco in mano e fanno la partita, i rossoblu provano a colpire con timidi contropiedi; il raddoppio arriva al minuto 73 con un altra azione ben orchestrata dai friulani, finalizzata da capitan Lasagna con una sassata sotto l’incrocio, imprendibile per l’incolpevole Perin; 4 reti in 3 partite per KL15, a dimostrazione che le doti da finalizzatore di certo non gli mancano. Se l’attacco sembra tutto sommato funzionare, stavolta a vacillare è la retroguardia, la quale sebbene conceda pochissime conclusioni in porta ai propri avversari, abbassa inspiegabilmente il livello di attenzione a dieci minuti dal termine regalando al Genoa due reti che altrimenti non sarebbero di certo arrivate. Troppo lo spazio concesso da Samir in occasione del 2-1 siglato da Pandev, che nonostante i 36 anni suonati si dimostra intramontabile trascinatore dalle immense qualità; semplicemente inaccettabile invece il fallo da rigore del definitivo 2-2, sul quale Musso fa tutto il possibile ma non basta ad evitare il beffardo pareggio. Gotti definisce gentilmente l’intervento di Zeegelaar come incommentabile, io invece sarò molto meno leggero e diplomatico, perché un giocatore che commette un errore così grossolano, andrebbe come minimo rispedito per un periodo in un centro di recupero in cui si insegnano nozioni calcistiche di base; sciagurato, dissennato, sconsiderato, fuori luogo (e potrei andare avanti ancora molto con epiteti tutt’altro che eleganti) l’esterno sinistro dei bianconeri, che scalcia vistosamente Biraschi da dietro in area di rigore, nonostante quest’ultimo si trovasse spalle alla porta. Il modo migliore per vanificare quanto di buono fatto in precedenza.
Guardando il bicchiere mezzo pieno, possiamo dunque ritenerci abbastanza contenti per esserci portati a ben 7 punti di vantaggio sul terzultimo posto; per l’ennesima annata però dimostriamo di essere incapaci di alzare l’asticella, anche quando le opportunità per farlo sono più che ghiotte. Punto d’oro invece per l’ex tecnico bianconero Nicola, come dimostra la solita esagerata esultanza finale, immagine di un finto condottiero che cerca di attribuirsi un tono in realtà non suo; pensasse a mettere in mostra un bel calcio invece di dare sfogo al suo ego smisurato sarebbe una gran conquista per l’ambiente genoano. Con l’attuale situazione di classifica ed un gioco tutt’altro che spumeggiante, fossi in Enrico Preziosi non dormirei sonni tranquilli .
Samuele Marcon